1929: la conciliazione tra Regno d’Italia e Status Civitatis Vaticanæ

scritto da Maurizio Lodi

Vittorio Emanuele III è il primo Sovrano non credente. Detesta i preti non crede in Dio non va a Messa s’è fatto le sue convinzioni in fatto di religione sui filosofi e sui libri di storia. Suo padre e suo nonno erano stati devoti a Santa Romana Chiesa almeno in apparenza: Vittorio Emanuele II per paura dell’aldilà nella sua ignoranza di campagnolo ed Umberto I perché era convinto che crederci si toglieva ogni fastidio speculativo. Lo Stato uscito dal Risorgimento si è sempre presentato con un carattere essenzialmente laico così come laici e spesso anticlericali sono stati gli uomini che lo hanno fatto e governato ispirandosi alla formula cavouriana che vuole «libera Chiesa in libero Stato».
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Visita dei Sovrani d’Italia Vaticano il 5 dicembre 1929. ©MaurizioLodi


Visita dei Sovrani d’Italia Vaticano il 5 dicembre 1929. ©MaurizioLodi

Mussolini che come dirà non senza compiacimento Papa Pio XI non è toccato dalle “dalle preoccupazioni della scuola liberale”  capovolge radicalmente la politica tradizionale guadagnandosi l’appoggio del Vaticano e la simpatica di gran parte del clero. In gioventù egli è stato un nemico dichiarato dei preti e tra i suoi scritti figura persino un romanzo blasfemo. Spunti nettamente anticlericali sono presenti nel programma originario dei Fasci di Combattimento che prevedono «il sequestro di tutti i bene delle congregazioni religiose».

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Visita dei Sovrani d’Italia in Vaticano il 5 dicembre 1929. ©MaurizioLodi

Questi sono i precedenti del Segretario del Partito dei Fasci Combattenti in tema di rapporti con l’istituzione religiosa, ma una volta giunto al potere per convergenze politiche, Benito Mussolini – da perfetto e professionale trasformista – muta orientamento. Adesso in pubblico va ripetendo di «essere profondamente cattolico» salvo poi dichiarare cinicamente in privato che è sua intenzione trasformare la Chiesa «in uno dei pilastri del regime fascista». Da parte sua il Vaticano ha dei buoni motivi per guardare con interesse al nuovo corso della politica italiana. La Santa Sede è sempre stata ostile al liberalismo e non ha quindi ragioni per dolersi che il sistema politico fondato sull’ideologia liberale sia stato affossato dal fascismo. Anche l’appoggio concesso a Don Sturzo ed al suo movimento ispirato agli ideali della democrazia cristiana è sempre stato tiepido e reticente e Papa Ratti non ha esitato a sacrificare il Partito Popolare e il suo fondatore quando si è presentata la possibilità di intesa con “l’uomo nuovo” della politica italiana.

Visita delle LL.AA.RR. Umberto Giovanna e Maria di Savoia 7 dicembre 1929. ©MaurizioLodi


Visita delle LL.AA.RR. Umberto Giovanna e Maria di Savoia 7 dicembre 1929. ©MaurizioLodi

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Arrivo delle Loro Maestà per la visita ufficiale in Vaticano 5 dicembre 1929. ©MaurizioLodi

Il Papa è troppo preoccupato del periodo sovversivo che minaccia di condurre l’Europa all’anarchia per rifiutarsi di accettare la collaborazione di chi sia pure in perfetta malafede come Mussolini professa il proprio ossequio al cattolicesimo e ai suoi rappresentanti. Del resto da sempre la Chiesa s’è mostrata abbastanza indifferente all’assetto politico-istituzionale degli Stati una volta che siano in essi garantiti i diritti e gli interessi dei cattolici e delle loro istituzioni. Dopo lunghe trattative si giunge così l’11 febbraio 1929 alla firma dei Patti Lateranensi che si concretano in un Trattato, un Concordato ed una Convenzione Finanziaria (nel 1948 i Patti furono riconosciuti nell’articolo 7 della Costituzione della Repubblica Italiana). Con il Concordato il Fascismo e il Vaticano si fanno reciproche e generose concessioni: tanto ampie che in un secondo tempo le due parti le giudicheranno fin troppo eccessive. Il senso complessivo dell’accordo è la fine del conflitto tra Stato e Chiesa: è questo certamente l’aspetto più positivo della Conciliazione che sanava la lacerazione, derivante dall’invasione del Regno d’Italia allo Stato Pontificio nel 1871, che pareva politicamente impensabile, poiché il Papa si era sempre dichiarato “prigioniero” del Regno d’Italia. I Patti del Laterano segnano anche la fine di ogni forma di opposizione che solo dalla Chiesa potrebbe ancora venire dopo che il regime ha messo a tacere i suoi oppositori politici.

Visita delle LL.AA.RR. (da sinistra verso destra) Vittorio Emanuele di Savoia Conte di Torino, Emanuele Filiberto di Savoia ed Elena d’Orleans Duchi Aosta, Aimone di Savoia Duca di Spoleto e Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi in Vaticano il 7 dicembre del 1929. ©MaurizioLodi


Visita delle LL.AA.RR. (da sinistra verso destra) Adalberto di Savoia Duca di Bergamo, Eugenio di Savoia Duca di Ancona, Ferdinando di Savoia Principe di Udine, Tommaso di Savoia Duca di Genova e Filiberto di Savoia Duca di Pistoia in Vaticano il 7 dicembre del 1929. ©MaurizioLodi


Visita delle Loro Maestà in Vaticano 5 dicembre 1929. ©MaurizioLodi

D’ora in poi la Chiesa potrà essere totalitaria per le questioni di fede e di morale. In cambio il Pontefice avvalla il totalitarismo fascista  nell’ambito dello Stato.  In ogni caso la Conciliazione viene considerata un evento storico e giustamente salutata come una grande vittoria politica di Mussolini. In effetti essa ha la conseguenza di procurargli vasti consensi sia all’interno che in ambito internazionale. Se ne ha la riprova a poco più di un mese di distanza con la schiacciante vittoria di Mussolini nel plebiscito del 24 marzo 1929. All’esaltazione del dittatore contribuisce involontariamente lo stesso Pontefice che, nel maggio, parlando del Concordato accenna a Mussolini come «all’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare»L’incauta allusione di Pio XI è subito sfruttata dalla propaganda fascista per propinare un’immagine inedita dell’antico mangiapreti romagnolo.

Visita in Vaticano degli Augusti Sposi Umberto e Maria Josè l’8 gennaio 1930. ©MaurizioLodi


Fronte-retro di una rara cartolina della mia collezione viaggiata per raccomandata con affrancatura delle Poste Vaticane il 5 dicembre 1929, giorno della Visita Ufficiale di VEIII ed Elena in Vaticano. In basso, fronte e retro di una cartolina viaggiata per raccomandata con affrancatura delle Poste Vaticane il 7 dicembre 1929 giorno della visita Ufficiale di Umberto e di tutti gli altri membri di Casa Savoia in Vaticano. ©MaurizioLodi


Te Deum di ringraziamento per la visita delle Loro Maestà in Vaticano – Basilica di San Pietro 5 dicembre 1929. ©MaurizioLodi

Sempre nel 1929, come si è potuto osservare nelle rare fotografie, il principe di Piemonte Umberto, con le sorelle, visiterà il Vaticano: sarà per lui, religiosissimo, motivo di profonda gioia e liberazione interiore. Della corte papale facevano parte, per diritto ereditario, le grandi famiglie dei principi romani: i Colonna, gli Orsini, i Borghese, gli Odescalchi, i Patrizi, i Ruspoli con i loro castelli nell’agro romano e i loro splendidi palazzi rinascimentali, barocchi o settecenteschi. Umberto di Savoia sarà lieto di frequentare quel bel mondo, prima separato dai Savoia e di essere riconosciuto con la tanto sperata benedizione papale, come principe ereditario.

 

© Maurizio Lodi – Riproduzione riservata
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