Correva l’anno 1915: lunedì 24 Maggio il Regno d’Italia va alla guerra

scritto da Maurizio Lodi

Il 24 maggio 1915 è per il Regno d’Italia la prima giornata di guerra. Ben presto non appena il piano strategico di Cadorna accenna a svilupparsi il nostro primo sbalzo va ad urtarsi contro la salda difesa dell’avversario.

Saluto della Famiglia Reale d’Italia alla folla dal balcone del Quirinale il 24 maggio 1915 giorno dell’entrata in guerra. ©MaurizioLodi

È solo allora che la guerra mostra i suoi aspetti più crudi. Il valore degli uomini e l’inadeguatezza dei mezzi concorrono a far salire subito a cifre altissime il nostro contributo di sangue. È di questa prima fase del conflitto, uno degli episodi più fulgidi: la conquista del Monte Nero. Con i suoi 2.345 metri la vetta domina la riva sinistra dell’Isonzo tra la Conca di Plezzo e Tolmino nella zona della 2^ Armata.
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Visita di Vittorio Emanuele III all’Ospedale da Guerra della C.R.I. n. 11 a Cormons. ©MaurizioLodi

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Nelle due foto: A sinistra, Vittorio Emanuele III dall’Osservatorio di Monte Medea; a destra, (da sinistra verso destra) LL.AA.RR. il Principe Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi, Comandante della Flotta Alleata il Principe Vittorio Emanuele di Savoia Conte di Torino, Comandante dell’Armata di Cavalleria il Principe Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta Comandante della III^ Armata “Invitta” dall’Osservatorio di Monte Medea. ©MaurizioLodi

Alla mezzanotte del 15 giugno una compagnia del Battaglione Alpino “Exilles” scala la montagna, sorprende le vedette dell’Austria-Ungheria e piomba sulla guarnigione al grido di “SAVOIA! “. Il combattimento è feroce, ma alla fine la quota resta in mani italiane. Quasi contemporaneamente altri reparti occupano combattendo le alture circostanti. È un’impresa che ha grande eco anche tra le fila nemiche. Il Monte Nero va ad aggiungersi alle altre nostre conquiste più rilevanti: Monfalcone occupata il 9 giugno dai Granatieri – Plava – Il Monte Altissimo – Il Coni Zugna – Il Pasubio – Cortina D’Ampezzo – Le Tofane – dove un mese più tardi il 22 luglio morirà colpito da un cecchino austriaco il Comandante Gen. Antonio Cantore.

S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia Duca Aosta a Villa Bresciani sede del Comando della 3^Armata a Cervignano del Friuli. ©MaurizioLodi

Il Duca Aosta ed il Gen. Cadorna nel settore del San Michele. ©MaurizioLodi

È verso il settore carsico tuttavia che è fissato l’biettivo principale dell’Alto Comando italiano. Il 23 giugno il fronte della 2^Armata è in fiamme: comincia la I^Battaglia dell’Isonzo. Per 14 giorni consecutivi la fanteria italiana muove all’assalto delle posizioni indicate: le difese di Tolmino ed il campo trincerato di Gorizia da un lato, le falde dell’Altopiano Carsico oltre l’Isonzo tra Sagrado e Mainizza dall’altro. I progressi non sono rilevanti e sempre pagati a prezzo di molto sangue versato. Quando il 7 luglio la battaglia può dirsi conclusa l’amaro bilancio è di 1.916 morti 11.495 feriti 1.550 dispersi e 110 prigionieri.
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S.M. il Re all’Osservatorio del XIII° Corpo d’Armata settore da Castagnevizza a Selo di Monfalcone. ©MaurizioLodi

Entrata del Duca Aosta in Gorizia italiana: davanti ad una bombarda austroungarica preda bellica. ©MaurizioLodi

Il tutto per esigue strisce di territorio, che per di più lasciano in molti casi le nostre truppe arroccate in posizione precaria. La 3^Armata che aveva passato l’Isonzo a sud di Gradisca viene a trovarsi col fiume alle spalle: occorre assolutamente guadagnare spazio e raggiungere almeno il margine dell’altopiano. Si scatena così dopo soli 11 giorni di inattività bellica la II^Battaglia dell’Isonzo. Mentre la 2^Armata deve attaccare il Sabotino e la soglia goriziana alla 3^è affidato il compito di progredire sul Carso avendo come obiettivo principale la conquista del San Michele. I combattimenti infuriano dal 18 luglio al 4 agosto. Il San Michele è conquistato poi perduto nuovamente ripreso e poi ancora ceduto al nemico. Le fanterie italiane mal supportate dall’artiglieria e mal alimentate dalle riserve danno ancora una prova del loro valore, ma i progressi territoriali sono scarsi soprattutto in relazione ai 42.000 messi fuori combattimento nei durissimi scontri. Il nostro sforzo offensivo si esaurisce. Tanto più che alla falcidia del fuoco nemico si aggiunge ora tra agosto e settembre quella del colera. Interi reparti devono prontamente venire isolati. Sul fronte l’attività ristagna anche a causa delle frequenti piogge che hanno ingrossato l’Isonzo.

Rilievi topografici del terreno tra la I^ e la II^ Battaglia Isonzo alla presenza di S.M. il Re e del Duca Aosta. ©MaurizioLodi

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S.A.R. Elena d’Orleans Duchessa Aosta Ispettrice Generale del Corpo delle Crocerossine Volontarie presso la Scuola Ospedale della C.R.I. a San Giorgio Nogaro sede degli Ospedali da Guerra nn. 8-10-34-39-40-42 dell’Ospedale da Campo della Sanità Militare n.234 con annesso Laboratorio Batteriologico. ©MaurizioLodi

In luglio la 4^Armata era partita in un deciso assalto agli sbarramenti nemici. Le condizioni del terreno avrebbero richiesto una larga disponibilità del fuoco dell’artiglieria di grosso calibro: mancato questo agli uomini è questo l’impossibile. L’azione di maggior rilievo è compiuta dal 7 al 17 luglio tra Col di Lana e le Tofane, ma con molte perdite e scarsi successi. Tra il 4 e il 12 agosto gli italiani muovono verso Sexten. Respinti ci riprovano il 6 settembre con un risultato analogo. Il 20, Cadorna ordina all’Armata di assumere una posizione difensiva. Cinque giorni più tardi il suo Comandante il Gen. Nava è sollevato dall’incarico e sostituito con Nicolis di Robilant.

Il Principino Umberto presso l’Osservatorio del 25° Corpo d’Armata a Cima Fonte Fronte degli Altipiani. ©MaurizioLodi

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Arrivo di S.M. il a Valisella di Mossa retrovia sul fronte carso-isontino per l’ispezione alla base della 1^ Ambulanza Chirurgica d’Armata. ©MaurizioLodi

Arrivo di S.M. il a Valisella di Mossa retrovia sul fronte carso-isontino per l’ispezione alla base della 1^ Ambulanza Chirurgica d’Armata. ©MaurizioLodi

Una svolta decisiva delle operazioni non è attesa qui: il Comando Supremo Italiano guarda ancora all’Isonzo. Da Plezzo al Mare 1.200 bocche da fuoco sono state concentrate sul fronte della 2^ e della 3^Armata. Il 18 ottobre comincia la III^Battaglia dell’Isonzo destinata a protrarsi fino al 4 novembre. L’attacco è simultaneo da Plava al San Michele. Le frontiere italiane sfidano la fortissima resistenza della 5^Armata di Borojevic combattono accanitamente sulle pendici del Sabotino sul costone di Peteano, sulle falde del San Michele, sul ciglio di Doberdò, sul Monte Sei Busi. Gli episodi di eroismo non si contano, ma il valore non basta. I guadagni tattici sono modesti. Dopo una settimana di sosta la lotta riprende il 10 novembre nella IV^Battaglia dell’Isonzo che in definitiva non è che un’ulteriore fase della precedente.
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Arrivo di S.M. il a Valisella di Mossa retrovia sul fronte carso-isontino per l’ispezione alla base della 1^ Ambulanza Chirurgica d’Armata. ©MaurizioLodi

Ispezione della Duchessa Aosta alla 1^ Ambulanza Chirurgica d’Armata a Valisella di Mossa retrovia del fronte carso-isontino. ©MaurizioLodi

Sotto l’infuriare del maltempo si combatte ad Oslavia sul Mrzli  a Santa Lucia a Zagora sul San Michele e a San Martino del Carso. Un’orrenda carneficina. Quando si conclude il 2 dicembre l’intera battaglia costa all’Italia 113.000 uomini fuori combattimento. L’autunno del 1915 segna un punto di grande crisi. E ci attende un inverno durissimo. All’apertura delle ostilità  nel maggio 1916 Cadorna era convinto di dover affrontare una guerra breve. Ma il bilancio finale è di pochi chilometri conquistati e di 200.000 fuori combattimento. Negli Alti Comandi si parla di “guerra di logoramento”.

 

© Maurizio Lodi – Riproduzione riservata
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