Storia partitocratica monarchica dal 1944 ad oggi

di Domenico Giglio 08/02/2018

Durante il periodo del Regno e quindi della Monarchia, non aveva alcuna logica l’esistenza di un partito o di un movimento monarchico, aderendo alla istituzione monarchica la grande maggioranza dei parlamentari dalla destra al centro-sinistra, con l’eccezione spiegabile del partito repubblicano mazziniano, e quella meno spiegabile del partito socialista, nei suoi vari tronconi, incapace di imboccare la strada del riformismo, salvo casi sporadici seguiti da espulsione, per cui, al massimo esistevano delle associazioni, per lo più locali, che riaffermavano la fedeltà alla Casa Savoia, e tutto questo oltre tutto, fino al consolidarsi del fascismo, come regime a partito unico, che già mal tollerava, anche dopo la Conciliazione del 1929, l’esistenza e l’attività delle organizzazioni cattoliche, tenacemente difese dalla Chiesa, tra cui quelle universitarie, che servirono infatti dopo il 25 luglio 1943, a costituire, insieme con i vecchi quadri del Partito Popolare, l’ossatura della Democrazia Cristiana, il nuovo nome assunto al posto del “popolare”.

Locandine referendarie del 1946 pro-monarchia e bagno di folla al Quirinale, Roma, all’affaccio del Re Umberto II.

Perciò dopo l’otto Settembre 1943, di fronte all’attacco concentrico alla Monarchia dal Nord, repubblica-sociale, e dal Centro-Sud, comitato di liberazione nazionale, composto da partiti liberale, democratico-cristiano, democratico del lavoro, socialista, comunista e d’azione, particolarmente accanito contro il Re Vittorio Emanuele III, il principe Umberto, con fantomatici dossier, e tutta Casa Savoia, si pensò di riunire nel Meridione, senza coinvolgere il Sovrano, i sostenitori del mantenimento dell’istituzione monarchica, con iniziative varie, alcune combattentistiche ed altre politiche come il Partito Democratico Liberale, dell’onorevole prefascista (1919 -1926), ed antifascista, Raffaele De Caro, dove fece le sue prime esperienze il trentenne professore Alfredo Covelli, ma è dopo la liberazione di Roma, nel Giugno 1944, che nascono sia il Partito Democratico italiano, ad opera di Enzo Selvaggi, anche lui giovane di trentuno anni ed all’inizio della carriera diplomatica, con un giornale battagliero “Italia Nuova”, dove scrivevano il marchese Roberto Lucifero, il giornalista e scrittore napoletano Alberto Consiglio, insieme con numerosi giovani, sia una associazione apartitica, l’Unione Monarchica Italiana, (agosto 1944), anche qui ad opera di un giovane ufficiale, il conte Luigi Filippo Benedettini e di un altro ex-ufficiale Augusto De Pignier.
E dal Sud approdava a Roma, dandone la Presidenza al senatore Alberto Bergamini, figura prestigiosa di liberale antifascista, già direttore del “Giornale d’Italia”, la Concentrazione Democratica Liberale, con Segretario Emilio Patrissi e Vice Segretario Alfredo Covelli.
Questa presenza giovanile era senza dubbio significativa ed apprezzabile, ma logicamente mancava di esperienze, con nomi praticamente poco conosciuti, mentre i “grandi vecchi”, ad eccezione di Bergamini, ovvero Ivanoe Bonomi, Benedetto Croce, Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Francesco Saverio Nitti, Vittorio Emanuele Orlando, si erano tutti piuttosto defilati di fronte al problema istituzionale, anche se successivamente, prima del Referendum, fecero esplicite dichiarazioni a favore del mantenimento della Monarchia dei Savoia, avendo abdicato il 9 maggio 1946, Vittorio Emanuele, ed essendo divenuto Re, il principe di Piemonte Umberto, che aveva bene operato nei due anni di Luogotenenza.
Vi erano quindi politicamente dei giovani “generali”, ma mancavano i “quadri”, né questi esistevano nel Partito Liberale, l’unico dei sei partiti del CLN, che, a maggioranza si fosse pronunciato a favore della Monarchia, essendo sorto come partito, proprio quando si stava affermando il fascismo, e quindi non aveva potuto costituire quella struttura organizzativa che avevano i “popolari” ed i socialisti, e che, rimasta “dormiente” nel ventennio, permise agli stessi, ed al Partito Comunista di riprendere l’attività dopo il 1944, in tutto il territorio nazionale, via via che lo stesso venisse “liberato” dalle forze anglo-americane, alle quali si erano aggiunti anche reparti del Regio Esercito, e nelle regioni ancora occupate dai tedeschi di operare clandestinamente con la Resistenza.
La situazione non cambiò molto nei due anni dal 1944 al 1946, per cui la campagna elettorale del Referendum Istituzionale, e per la Costituente, fu condotta in ordine sparso. Per la Costituente vi era una sola lista nazionale dichiaratamente monarchica, il Blocco Nazionale della Libertà, con simbolo una “Stella a Cinque Punte”, che non aveva però qualcosa che richiamasse la Monarchia, e che non era presente in tutte le circoscrizioni, ed alcune liste altrettanto dichiaratamente monarchiche anche nei simboli, ma su scala locale, che nel complesso presero 75.000 voti, ma nessun seggio, disperdendo perciò il voto che con i 680.000, pari al 2,8%, del Blocco, avrebbe fatto eleggere più di 16 Costituenti.
In ogni caso la propaganda per la Monarchia ricadde quasi esclusivamente sui candidati del Blocco nazionale della libertà, che vide eletti i giovani Alfredo Covelli, Enzo Selvaggi, Falcone Lucifero, Luigi Filippo Benedettini, e tra quelli più anziani il generale Roberto Bencivenga, tra i più attivi patrioti a Roma, nei nove mesi della occupazione tedesca, l’industriale Tullio Benedetti, presidente dell’UMI, l’avvocato Francesco Caroleo (padre dell’avv. Nunzio Caroleo, eletto al Parlamento per il PNM, nel 1953), l’avvocato Gustavo Fabbri, il senatore Bergamini ed il professore Orazio Condorelli, dell’Università di Catania figura storica dei monarchici siciliani, e che fu successivamente eletto senatore per il PNM, nel 1953, al quale si deve una amara frase pronunciata già nel marzo 1947 e che spiega tante cose del mondo monarchico da allora ad oggi: “Le mie speranze per la Monarchia si attenuano quando partecipo alle riunioni politiche monarchiche!”
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Da sinistra a destra: Roberto Bencivenga (1872-1949), Alfredo Covelli (1914-1998), Vincenzo Selvaggi (1913-1957), Falcone Lucifero dei marchesi di Aprigliano (1898-1997), Tullio Benedetti (1884-1973).

Ritornando alla campagna per il Referendum, nella quale specie al Nord fu anche in molti casi impossibile riuscire a tenere comizi monarchici per l’azione violenta ed intimidatoria della sinistra social-comunista, dobbiamo ricordare in Piemonte l’opera del “Gruppo Cavour”, dotatosi di un battagliero settimanale, il “Cavour”, ed i comizi di un avvocato milanese, Cesare Degli Occhi, di una famiglia di antica tradizione politica cattolica, che dopo aver militato da giovane nel Partito Popolare e dopo la caduta del fascismo nella Democrazia Cristiana, ne era uscito dopo la scelta congressuale repubblicana che lui aveva combattuto con tutte le sue forze.
Anche Degli Occhi, dopo essere stato eletto consigliere comunale di Milano, fu successivamente mandato nel 1953 in Parlamento, dai monarchici della circoscrizione Milano-Pavia, ed attorno a Lui, a Milano, crebbero dei giovani monarchici tra i più qualificati intellettualmente e di indirizzo cattolico e liberale, quali Mario Foresio, Angelo Domenico Lo Faso, Achille Aguzzi, tutti oggi scomparsi, alcuni prematuramente, e l’avvocato Lodovico Isolabella, ed in epoca successiva Massimo De Leonardis, senza dimenticare Guido Aghina e due esponenti della sinistra monarchica, Mario Artali, poi deputato del PSI, e Tebaldo Zirulia, divenuto importante esponente sindacale, e Pier Giulio Sodano, che vinse un concorso indetto dall’U.M.I., sul tema “La Monarchia di domani”. 
La propaganda monarchica si legò a livello giornalistico alla “Italia Nuova”, del “Giornale della Sera”, di qualche altro di minore diffusione nel Centro-Sud, ed al Nord del “Mattino d’Italia”, diretto da Massimo Mercurio, di estrazione Partito Democratico, e fu conclusa il 30 maggio, alla radio, dal Ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, con un messaggio di grande apertura democratica e sociale, che delineava le linee di una rinnovata Monarchia ed interpretava il pensiero di Umberto II, come  possiamo vedere dai  messaggi  che il Re  inviò dall’esilio agli italiani, sintetizzati “Autogoverno di popolo e giustizia sociale”, che il PNM, riportò sulla sua tessera d’iscrizione.
La sconfitta della Monarchia, portò logicamente ad una diversa impostazione della battaglia politica, mirante a riproporre il problema istituzionale, con la nascita di vari partiti monarchici, in primo luogo, il 22 luglio 1946, a Roma, il Partito Nazionale Monarchico, simbolo “Stella e Corona”, ma non vide, ad esempio , la confluenza nello stesso, del Partito Democratico Italiano, che preferì , entrare nel PLI, rafforzandone la componente monarchica, tanto che l’onorevole Roberto Lucifero, ne divenne Segretario nazionale, sia pure per un breve periodo.
Nel nuovo partito, PNM, di cui divenne Segretario Nazionale l’onorevole Alfredo Covelli, che conservò ininterrottamente tale carica, anche nel successivo PDI e PDIUM, (Partito Democratco Italiano di Unità Monarchica ), fino al 1972, data della scomparsa del partito stesso , confluito nel Movimento Sociale Italiano , eccettuato un numeroso gruppo, particolarmente giovani, con un Vice Segretario del PDIUM, dr. Alfredo Lisi, entrarono subito diversi ex-militari, che avevano lasciato il servizio attivo, per non riconoscere la repubblica, ma che certo non avevano preparazione politica . E questa fu prima forma di monachismo, cioè la fedeltà al giuramento prestato a suo tempo al Re, malgrado che Umberto II, nel messaggio lasciato alla partenza per l’ esilio, li avesse nobilmente sciolti dallo stesso, insieme con lo sdegno per come si era svolto il referendum, ed i ragionevoli dubbi sul suo risultato, che per anni furono tra i principali motivi, più che giustificati, della propaganda monarchica.
In ogni caso vi erano, tra gli ex-militari, persone dotate di capacità organizzative, come ad esempio il colonnello De Carli, che resse per anni l’ ufficio organizzazione del PNM. Fondato il PNM, bisognava coprire il territorio nazionale con Federazioni Provinciali e con le Sezioni Comunali, molteplici nel caso delle grandi città, aprendo sedi dignitose, così da poter effettuare un regolare tesseramento e poter presentare liste alle varie elezioni amministrative che si tennero dopo il referendum, particolarmente nel Centro-Sud, volutamente escluso da Romita, Ministro dell’ Interno, nel primo turno elettorale svoltosi volutamente al Nord, prima del fatidico 2 giugno 1946, ed alle famose elezioni politiche del 18 aprile 1948.
In questo primo banco di prova il giovane partito ottenne il 2,8% dei voti e 14 deputati, tutti concentrati tra Campania, Puglie e Sicilia, tra i quali, riconfermato Covelli, entrarono i siciliani Alliata e Marchesano ed il napoletano Gaetano Fiorentino, del gruppo del “comandante” Lauro, che si era avvicinato al PNM, di cui poi divenne Presidente e finanziatore moderato, per cui ,nei movimenti monarchici, non vi è stata mai ricchezza di mezzi finanziari, malgrado le accuse, le dicerie ed altre insinuazioni dei nostri avversari di centro e di sinistra.
Il consolidamento elettorale del PNM negli anni successivi al 1948, iniziato con le elezioni regionali sarde del 1949, con oltre l’11% di voti, e con quelle siciliane, dove entrò nel governo dell’isola con importantissimi assessorati, l’industria con l’on. Bianco e l’ istruzione con l’on.Castiglia, e con alcune importanti elezioni amministrative, culminato con i risultati del 7 giugno 1953, ed i 40 deputati e 16 senatori, fu accompagnato logicamente dal rafforzamento della struttura organizzativa, con un Movimento Giovanile, la cui importanza non fu mai apprezzata a sufficienza, ma che oggi in una visione storica costituisce il maggiore titolo di vanto del partito monarchico.
Infatti nel decennio 1948 – 1958 si costituirono in numerose città, oltre ai gruppi universitari dove esistevano Atenei, dei nuclei di giovani validi, oltre al già citato gruppo milanese, i cui esponenti, se in vita, perché molti sono mancati prematuramente, partecipano ancora oggi alla battaglia monarchica.
A titolo indicativo e non esaustivo, ricordiamo a Torino, i fratelli Giancarlo e Roberto Vittucci, e Mario e Vincenzo Pich, a Biella, Gustavo Buratti e Mario Coda, a Padova, Giulio De Renoche, Paolo Cadrobbi e Carlo Crepas, a Pisa, Bruno Brunori, Ettore Mencacci e Nino Bergamini, a Firenze Enrico Bosi, Guido Adami Lami, Roma, oltre al gruppo più anziano dei Nicola Torcia, Giovanni Semerano, Renato Ambrosi de Magistris, Enrico Boscardi, Michele Pazienza, Vito Andriola, Enzo Mauro, Riccardo Papa, Edoardo Albertario, Gabriella Cro, i più giovani Domenico Giglio, Antonello Delcroix, Gianvittorio Pallottino, Amedeo De Giovanni, Mario Pucci, Manuel Miraglia, Camilla Sibilia, Marzio di Strassoldo.
A Napoli, Gustavo Pansini, Luca Carrano, Mario Miale, Carlo Antonio del Papa, a Bari, Waldimaro Fiorentino (oggi a Bolzano) e Carlo Alberto Dringoli, a Foggia Giuseppe Traversi, a Genova, Domenico Fisichella, Arduino Repetto, Luciano Garibaldi, Giulio Vignoli e Pippo Tarò , a Catania, Enzo Trantino, Nello Pogliese, Michele D’Agata ed Antonio Paternò di Roccaromana, e poi alcuni singoli come Sergio Boschiero a Vicenza, Enzo Barbarino a Trieste, Edilberto Ricciardi a Salerno, Bruno Melis a Cagliari ed a Pescara, Vincenzo Vaccarella.
Ritornando al PNM, a rafforzarne la base storico-poiltica, sempre dopo il 1948, entrarono, forse su segnalazione superiore, un nutrito gruppo di ambasciatori da Roberto Cantalupo, che pubblicava un periodico “Governo” di notevole spessore culturale, a Raffaele Guariglia, Guido Rocco, Armando Koch, Emanuele Grazzi, che se rafforzarono i vertici, non coprirono il fabbisogno di quadri operativi, dove si stavano avvicinando diversi professionisti e funzionari dello stato, ma rimanevano numerosi gli ex-militari, fra cui molti carabinieri, nella sezioni comunali e periferiche.
I quadri invece, lo si constatò nelle elezioni del 1958, si stavano costituendo proprio con i giovani, mancanti ancora di adeguata istruzione politica ed elettorale, in quanto non era mai esistita una “scuola di partito”, ed il primo ed unico “Manuale dell’ attivista” , scritto da Angelo Domenico Lo Faso, uscì solo nel 1957, ben undici anni dopo la fondazione del partito. Malgrado quanto affermato dagli antimonarchici e dalla stampa di “regime”, nel PNM la presenza della nobiltà era limitata, basti guardare i vertici del partito e gli stessi gruppi parlamentari, per cui si può serenamente affermare il suo carattere interclassista, maggiormente riscontrabile tra i giovani.
Un notevole contributo storico-politico-culturale, a Roma, fu dato dalla fondazione nel 1947, da parte di monarchici dichiarati, di un “Circolo di Cultura ed Educazione Politica”, denominato “REX”, indipendente da partiti ed associazioni, aperto a tutti , ma non legato a nessuno, ancora oggi operante e giunto al suo 67° ciclo, che inizialmente riuniva per venti domeniche all’anno, monarchici e simpatizzanti, con conferenze affidate a relatori ed oratori di grande prestigio e cultura, dato che, allora, il mondo monarchico in genere, dal PNM, all’UMI, ed altri gruppi, era ricco di personalità, dai Rettori d’Università, quale Allara a Torino, Menotti De Francesco a Milano, Origone a Trieste, Papi a Roma, al grande latinista Ettore Paratore, agli storici Ghisalberti, Levi e Volpe, che ne fu anche Presidente Onorario, elenco anche questo indicativo, ma non esaustivo.

Logo del 1947, del Circolo di Cultura ed Educazione Politica, denominato “REX”. Nella foto di destra, l’ultima conferenza del Circolo a Roma dell’ingegnere Domenico Giglio.

Quanto poi agli esponenti nei comuni e nelle provincie, vi furono personalità locali che occupavano tutti gli spazi, dal caso più clamoroso di Achille Lauro, eletto Sindaco trionfalmente a Napoli nel 1952, e nel 1956 con la maggioranza assoluta dei voti, ad un Oronzo Massari, che conquistò il Comune di Lecce, con “Stella e Corona”, senza bisogno di alleanze, per non dimenticare che il primo segnale della affermazione del PNM, nei comuni, fu nel 1949, la conquista del Municipio di Fasano, da parte di Maria Chieco Bianchi, che, successivamente nel 1953 sarebbe stata eletta alla Camera.
Il volere “tutti i monarchici in un solo partito”, slogan iniziale del PNM, se fece affluire subito numerosi iscritti, guadagnando nel numero, non facilitò la realizzazione di una omogenea linea storico culturale, che incominciando dal Risorgimento, ne attualizzasse i suoi valori di libertà e di democrazia, e proseguisse fino alla Guerra di Liberazione, ricordando e rivendicando la fedeltà al Re, dell’Esercito, della Marina e dell’ Aviazione, e la presenza numerosa e qualificata di monarchici nella Resistenza, forse per la necessità degli “apparentamenti”, imposti dalla legge elettorale per le elezioni amministrative, dal 1952, con il Movimento Sociale Italiano, ma che videro la conquista dei Comuni di Bari, Foggia, Avellino, Benevento, Salerno e Napoli, con sindaci tutti del PNM, risultato il partito maggioritario dell’alleanza.
Il successivo evolversi della situazione partitica dopo il 1954, con scissioni dolorose e riunificazioni tardive, se non influì sull’organizzazione, che vide defezioni, ma anche il raddoppio del numero di sedi e dirigenza, acquisendo qualche nuovo interessante esponente, fu però negativa per i giovani che non affluirono più numerosi dopo il 1961, ma, fortunatamente, trovarono nuovi spazi nel Fronte Monarchico Giovanile dell’ UMI, dove alla dirigenza del professore Ernesto Frattini, giovane ricco di una grande cultura, successivamente prematuramente scomparso, al quale si deve la pubblicazione di una serie di quaderni, oggi introvabili, di argomenti storici e politici, ma meno ricco di doti organizzative, era seguita la dirigenza dinamica di Sergio Boschiero, con la quale abbiamo una ulteriore qualificata generazione di giovani , da Antonio Tajani, a Domenico De Napoli, Antonio Galano, Francesco Caroleo Grimaldi, Luigi Marucci, Massimo Mazzetti, Pier Franco Quaglieni, Michele D’ Elia , Antonio Parisi , Antonio Ratti , Salvatore Sfrecola, Antonio Maulu, Argenio Ferrari, Pier Carlo De Fabritiis, Fabio Torriero, Marco Grandi ed il caro, sfortunato amico Gian Nicola Amoretti, recentemente scomparso dopo una lunga malattia.

Nelle foto Antonio Tajani (Roma, 4 agosto 1953), politico e giornalista italiano, presidente del Parlamento europeo dal 17 gennaio 2017. A sinistra in età giovanile insieme a Sergio Boschiero (sulla destra) e nella foto di sinistra ad un convegno dell’UMI nel 2005.

La diaspora del partito monarchico degli anni ‘60 di cui si avvantaggiarono democristiani e maggiormente i liberali portò alla infelice decisione del 1972, di cui abbiamo fatto precedente cenno, e la residua organizzazione, malgrado i nobili tentativi della “Alleanza Monarchica”, per coloro che avevano rifiutato la confluenza nel MSI di mantenerla regolarmente in vita, grazie al valoroso periodico mensile di Roberto Vittucci, e del C.A.M. (Centri Azione Monarchica), per coloro che invece avevano aderito al MSI, per non esserne schiacciati, si andò assottigliando di anno in anno, anche se vi sono state alcune interessanti adesioni, ed una successiva fioritura spontanea di giovani monarchici e di persone che non avevano potuto vivere la vita del partito e che hanno saputo creare, con le sole loro forze, dei siti di estremo interesse storico e politico, quali “Monarchici in rete”, “ Re Umberto”, ed “Archivio storico”.
Nella diaspora sopra citata ed in altre vicende di separazioni e scissioni qualcuno vede la causa anche in un deficit di democrazia interna e nell’assenza di un dibattito politico ed ideologico, che non ha consentito di fidelizzare l’elettorato, razionalizzandone le convinzioni monarchico sabaude, lasciando spazi solo ad encomiabili sentimenti, che l’andare dei tempi e l’evolversi generazionale non hanno più la presa emotiva che pure aveva costituito la base dell’iniziale discorso politico.

 

Per approfondimenti:
_Cesare Degli Occhi – Piero Operti : “Il Partito Nazionale Monarchico” poi cambiato in “Il Movimento Monarchico” – editrice Nuova Accademia – Milano ( senza data-1955?);
_Domenico De Napoli : “Il Movimento Monarchico in Italia dal 1946 al 1954” – Editore Loffredo –Napoli – 1980;
_Grande Enciclopedia della Politica – I Monarchici – volume 1 – settembre 1993 ; volume 2 –marzo 1994 – edizioni Ebe s.r.l.- Roma;
_Andrea Ungari: “In nome del Re – i monarchici italiani dal 1943 al 1948” – edizioni “Le Lettere” – Firenze -2004 – Biblioteca di Nuova storia Contemporanea- Collana diretta da Francesco Perfetti;
_Andrea Ungari – Luciano Monzali: “I monarchici e la politica estera italiana nel Secondo dopoguerra” – editore Rubbettino – 2012;
_Falcone Lucifero – “L’ultimo Re – diari 1944-1946” con introduzione del prof. Perfetti – Editore Mondadori. Collana Le Scie – 2002;
_Aldo A.Mola – “Declino e crollo della Monarchia in Italia” –editore Mondadori – Le Scie- 2006;
_Domenico Fisichella – “Dittatura e Monarchia” – editore Carocci – 2014;
_Giovanni Semerano – “I partiti monarchici dopo il 13 giugno 1946 “ .ed. Monarchia Nuova – 2005 – Roma.

 

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